Descrizione
Oggi ricorrono 100 anni dalla nascita di Don Pietrino Di Fabio, nostro caro parroco.
Abbiamo ricevuto una lettera in sua memoria, scritta da suo cugino, e desideriamo condividerla con tutta la popolazione.
“Don Pietrino Di Fabio era mio cugino: figlio di Francesco (Chicchino), fratello di mio padre, e di Carmela Petricca. Era nato cinque anni prima di me, il 29 agosto 1925: esattamente cento anni fa.
I suoi abitavano in una casa in Via del Colle, di proprietà di una delle sorelle di zia Carmela. Al piano terra c'era la bottega da calzolaio di zio Chicchino.
Condividevano la casa con la famiglia della proprietaria, avendo a loro esclusiva disposizione la sola camera da letto.
Spesso Pietrino, da bambino, veniva a dormire nella nostra casa di Vicolo Vezzacchi, soprattutto dopo la nascita delle sorelle Adriana e Rita. Anche per questo tra noi, per tutta la vita, ci siamo sentiti e chiamati fratelli.
Dormiva in un lettino della camera da letto del pian terreno, che era la camera delle nostre zie Virginia e Giacinta (quest'ultima sorella di nostro nonno), entrambe nubili.
Conseguita la licenza elementare, Pietrino fu convinto da zia Giacinta, che era la portinaia del Convento delle Calvariane, in Via Sisto Vinciguerra, ad entrare in Seminario, frequentando le scuole medie interne.
Zia Giacinta era una fervente religiosa e tentò di convincere anche me ad entrare in Seminario. Una volta mi ricordo che mi sollecitò addirittura con una mezza lira in mano, promettendomela. Ma non riuscì a convincermi, né quella volta né dopo.
Molti anni più tardi, dopo essermi congedato dal mio lungo servizio militare, risposi ad un bando di concorso per ufficiale dei Carabinieri ma fui escluso senza nemmeno essere ammesso alle selezioni, a causa del mio stato di famiglia che si estendeva ai fratelli e sorelle dei miei genitori: qualche tempo dopo venni a conoscenza che il motivo era stato la militanza comunista di un mio zio acquisito, romano, marito di una sorella di mia madre.
La notizia, che non nascosi, destò sorpresa tra gli amici, soprattutto per la nota fede democristiana della mia famiglia. Ermanno Squilla, comunista, una sera, commentando il fatto in piazza, in una delle sue famose discussioni politiche, esclamò, con la sua proverbiale ironia antigovernativa ed una certa irriverenza: "Questo (riferendosi a me...), l'hanno escluso dai carabinieri e ha una zia (Giacinta...) mezza monaca che s'è mangiata qualche quintale di ostie a "comunioni" !"
Quando Pietrino cominciò a frequentare il Liceo presso il Collegio leoniano di Anagni, i genitori ed i familiari si recavano ogni tanto a fargli visita la domenica, giorno in cui i seminaristi potevano incontrare i parenti.
Più di qualche volta sono andato anch'io a trovarlo, portandogli cambi di indumenti e qualche dolce preparato da zia Giacinta.
E approfittavo del passaggio gratuito sul carretto di Bernardino Di Castro e suo figlio Luigi. Questi erano bottai ed avevano la bottega su Via Portadini. La domenica si recavano ad Anagni, dove si faceva il mercato, per vendere botti, tini e caratelli di loro fabbricazione. Vi andavano su un carretto trainato da un cavallo e volentieri e generosamente lo mettevano a disposizione di chi dovesse raggiungere Anagni per qualche motivo.
Partivano da Alatri prima dell'alba, verso le cinque di mattina, quando era ancora notte, per stare a destinazione intorno alle otto.
Ricordo che, a quei tempi, ero ancora adolescente e mi accoglievano, in mezzo a loro, sul sedile del carro dove, avvolto in un pesante mantello, mi riparavo dal freddo.
Anni più tardi, subito dopo la licenza liceale, il mio primo impegno lavorativo fu quello di consulente del lavoro, titolo ottenuto previo esame presso l'Ufficio del Lavoro. Allora offrii la mia prima consulenza gratuita proprio alla ditta " Bernardino Di Castro e figlio", cercando di ripagare le "vetture" prestate da loro tante volte.
Dopo l' 8 settembre 1943, don Pietrino partecipò attivamente alla redazione e alla divulgazione del giornale clandestino antifascista "Libertà", insieme a Carlo Costantini, suo coetaneo e futuro sindaco di Alatri, e ad altri giovani cattolici.
Qualche giorno prima dell'arrivo degli alleati, don Pietrino, allora seminarista e studente di Teologia, fu fermato dai tedeschi, insieme al Vescovo Facchini, mentre tornavano da Trisulti dove erano andati per chiedere di interrompere il flusso della sorgente d'acqua che alimentava il bottino di Civita ed evitare, così, un disastro alla città nel caso in cui le truppe germaniche in ritirata lo avessero fatto saltare, come si sospettava. I tedeschi di stanza a San Nicola, mal interpretando le illazioni di un frate certosino, contestarono al Vescovo di aver suggerito ad alcuni commilitoni di disertare. Don Pietrino tornò a Trisulti, scortato da una pattuglia tedesca, e lì trovò due sacerdoti che riuscirono a convincere gli ufficiali nazisti dell'estraneità del Vescovo alle accuse. Il Vescovo, mio cugino e i tedeschi, in quell'occasione, per intendersi, parlarono in latino.
Don Pietrino fu ordinato sacerdote a marzo del 1948 dal Vescovo Facchini , nella nostra Cattedrale di Civita. Quel giorno si fece gran festa nella nostra famiglia ed arrivarono anche i nostri zii e cugini dalla Capitale. La foto allegata fu scattata in questa occasione e immortala tutta la nostra famiglia.
Il primo incarico da prete fu quello di cappellano di Sant'Emidio, chiesa che raggiungeva tutti i giorni, da Alatri, dapprima in bicicletta e, poi, con uno dei primi bicimotore del dopoguerra.
Pochi anni dopo fu nominato parroco di San Michele Arcangelo a Guarcino e qui vi rimase per oltre cinquanta anni, dando, insieme al servizio pastorale, tanto affetto ai guarcinesi e ricevendone altrettanto da loro.
Quando, i primi tempi, doveva risistemare e ristrutturare la canonica, andò ad aiutarlo mio padre per l'impianto elettrico.
Don Pietrino ricordava che una notte dormirono insieme nel convento dei Cappuccini di Guarcino: mio padre fu svegliato da un topo che, salito sul letto, gli stava rosicchiando un orecchio. Imprecò contro quel topo, scacciandolo e suscitando il divertimento di mio cugino il quale raccontava, ancora tanti anni più tardi e con gusto, di quando "zio Vincenzo disse aji sórgi 't'a pozz'n accid' ".
Don Pietrino ristrutturò pure la chiesa della Madonna della Neve di Guarcino, lavorandovi personalmente anche come muratore.
Con la sua irrinunciabile tonaca (diceva che d'estate non faceva entrare il caldo ...) ed il suo maggiolino Volkswagen bianco, andava dappertutto: a Campocatino, tutte le domeniche, a dire Messa per i turisti; negli ospedali, anche fuori Regione, a trovare i malati, parrocchiani o di sua conoscenza; dai politici e dagli imprenditori a chiedere di offrire un posto di lavoro a chi ne avesse bisogno.
Anche per me aveva trovato un impiego, alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso: in una ditta che faceva forniture per la costruzione dell'autostrada Savona - Ceva. Appena giunto sul posto e preso servizio, mi destinarono al controllo di un cantiere isolato, presso Ceva, dove sarei dovuto rimanere, da solo, in una costruzione di legno poco più grande di un gabbiotto. Capii che non era lavoro per me, tornai nell'ufficio del datore di lavoro e mi dimisi. Quel giorno tutte le radio davano la canzone vincitrice del Festival di Sanremo. Solo qualche tempo dopo riflettei sulla brutta figura che avevo fatto fare a mio cugino don Pietrino....
Spesso veniva a trovarmi in ufficio quando lavoravo in Comune; e allora ci prendevamo un caffè in piazza.
Periodicamente e con piacere faceva visita alla mia famiglia, portando sempre in dono un vassoio di amaretti di Guarcino e dialogando amabilmente con mia moglie Antonella e i miei figli.
Ho un ricordo particolare del suo affetto. Quando morì mia madre, a seguito di una lunga malattia, dopo i funerali, don Pietrino volle portarmi a mangiare dai Cappuccini di Alatri con cui aveva legami di amicizia.
Sarà stata la stanchezza di quel giorno e dei mesi precedenti o il desiderio di un po' di pace ma quel piatto di pasta che amorevolmente i cappuccini servirono a me e a don Pietrino mi parve squisito, come mai fino ad allora avevo gustato.
Don Pietrino riposa nel cimitero di Guarcino secondo quanto aveva disposto egli stesso, come estremo atto di amore verso il suo paese di adozione.
Sono contento che a Guarcino stanno valutando di intitolargli una strada: proprio quella che collega la parrocchia con la chiesa della Madonna della Neve e che avrà percorso con entusiasmo migliaia di volte.”
Americo Di Fabio
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Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2025, 13:14